Ci sono firme che valgono più di un esercito. Il 31 ottobre 1737, in una Firenze che stava chiudendo il capitolo più luminoso della sua storia, una donna appose la propria a un documento destinato a cambiare per sempre il volto della città. Si chiamava Anna Maria Luisa de' Medici, ed era l'ultima della sua dinastia.
La fine di una dinastia
Con la morte del fratello Gian Gastone, nel 1737, la casata dei Medici — che per tre secoli aveva fatto di Firenze la capitale europea dell'arte — si estingueva. Il Granducato passava agli Asburgo-Lorena, e con esso il rischio concreto che l'immenso patrimonio accumulato dalla famiglia venisse smembrato, venduto, portato altrove.
Era accaduto in altre corti d'Europa: collezioni intere disperse, capolavori trasferiti nelle capitali dei nuovi signori. Firenze avrebbe potuto perdere, in pochi anni, ciò che aveva costruito in secoli.
«Per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri.»
Il Patto di Famiglia
Anna Maria Luisa scelse un'altra strada. Con la Convenzione passata alla storia come "Patto di Famiglia", stipulata proprio il 31 ottobre 1737 con il nuovo granduca, l'Elettrice Palatina donò allo Stato di Toscana l'intero patrimonio artistico dei Medici: dipinti, sculture, gioielli, libri, arredi. A una sola, lungimirante condizione: che nulla potesse mai essere allontanato dalla capitale.
Era un vincolo rivoluzionario. In un'epoca in cui l'arte era proprietà privata dei potenti, Anna Maria Luisa la trasformava di fatto in bene comune, legandola per sempre alla città e a chi l'avrebbe visitata nei secoli a venire.
Un'eredità che si può ancora attraversare
È grazie a quella firma che oggi possiamo camminare tra le sale degli Uffizi, salire lo scalone di Palazzo Pitti, ammirare nelle chiese e nei musei fiorentini opere che altrove sarebbero andate disperse. L'ultima dei Medici non lasciò eredi di sangue: lasciò a tutti noi la città più bella del mondo.
Da questa data, e da questo gesto, nasce il nome del nostro hotel. 31.10 non è un numero: è la memoria di un atto d'amore verso Firenze, e la promessa di custodirne — nel nostro piccolo — la stessa dedizione alla bellezza. Alla figura di Anna Maria Luisa abbiamo dedicato una delle nostre camere tematiche.



